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Donne, lavoro e nuove tecnologie: Rome Future Week a UnitelmaSapienza

Come media partner ufficiale della IV edizione della Rome Future Week abbiamo ospitato martedì 22 settembre, presso la sala Conferenze di UnitelmaSapienza, Donne, lavoro e nuove tecnologie, un evento organizzato dalla School of Gender Economics, diretta da Azzurra Rinaldi.

 

Dopo i saluti istituzionali del Magnifico Rettore, Bruno Botta, il panel si è aperto con l’intervento di Azzurra Rinaldi, Direttrice della School of Gender Economics di UnitelmaSapienza, seguito da quelli di Francesca Parviero, CEO e Founder di Linkbeat, Società Benefit Executive Reinvention & Transition Advisor; Michela Bonafoni, Docente di Moda, Studi di Genere e Cultural Advisor in Fashion Trend e “Diversità & Inclusion”; Agnese Trocchi, scrittrice, artista, tecnologa e formatrice. Ha dialogato con le relatrici Roberto Sciarrone, Ufficio Stampa, Comunicazione, Cerimoniale Università degli Studi di Roma UnitelmaSapienza.

Il Magnifico Rettore ha dichiarato: Voi donne rappresentate la driving force nella società di oggi. Un’energia trainante che non si misura solo nei numeri, ma soprattutto nella straordinaria qualità, nella visione strategica e nel rigore d’eccellenza che le donne apportano ogni giorno in ogni ambito lavorativo.

 

Le diverse declinazioni presentate dalle relatrici sul ruolo del potere nel lavoro, nella moda e nella vita delle donne, hanno provato a delineare un sistema più ampio, entro il quale il macrotema si articola.

Con cosa ci andiamo a scontrare quando portiamo i numeri delle diversità di genere?  Si è chiesta Azzurra Rinaldi. Ci scontriamo con il potere che determina cosa premiare e validare, in base a regole non scritte che sottintendono delle pratiche che non sono neutre. Pratiche che reiterano le forme di potere stabilito. Mettono cioè le donne in condizioni di svantaggio, senza che ciò avvenga in maniera lampante. Ciò avviene nelle aule delle Università, sui posti di lavoro.

 

Michela Bonafoni, nella sua disamina del ruolo politico che la moda ha e continua ad assumere, sottolinea la centralità di sovvertire lo sguardo attraverso cui i canoni estetici vengono presentati il che significa, essenzialmente, studiare i femminismi, le lotte sociali, politiche, le lotte dei trans-femminismi, come le lotte intersecate. Lotte in cui i nostri corpi vestiti possono dare lezioni silenziose ma efficaci.  Ha poi ricordato come le vite delle 90 milioni di donne occupate nella produzione di fast fashion siano costellate di abusi e sfruttamento, ma ciò non significa che il made il Bangladesh sia un male, poiché eliminando la produzione dai Paesi le cui economie sono imperniate sul settore tessile rimarrebbero fermi. 

 

Agnese Trocchi ha presentato il concetto di “Biodiversità digitale” che delinea uno scenario in cui esistono molteplici server autogestiti e strumenti tecnologici che si adattano a diverse comunità ed esigenze necessari nella misura in cui, ricorda Trocchi: la tecnologia non è neutra ma tutti i suoi strumenti sono progettati a partire da un’ideologia specifica. Nel nostro caso è una tecnologia patriarcale, colonialista, predatoria. Conclude sottolineando che: “Ѐ sempre più importante assumere consapevolezza degli strumenti tecnologici che utilizziamo, rendendoci indipendenti dalle grandi potenze”.

 

Francesca Parviero presenta un’intuizione inedita: Impiegare l’approccio del design thinking – utilizzato di consueto nell’innovazione di processi e prodotti – nella progettazione della vita. Tale suggestione nasce in seguito ad anni di esperienza come HR in grandi aziende, in cui sono stata testimone di meccanismi di potere reiterati.