L’incontro, organizzato da UnitelmaSapienza e dalla Fondazione Magna Grecia, si svolgerà lunedì 14 settembre alle ore 11:30 presso la Sala Conferenze di UnitelmaSapienza e in diretta sul canale YouTube di Ateneo. Ai saluti istituzionali del Magnifico Rettore di UnitelmaSapienza Bruno Botta e del Presidente della Fondazione Magna Grecia Nino Foti seguirà l’intervento del regista Mimmo Calopresti dal titolo: “L’Odissea di Nolan come laboratorio di lettura”. Modera e dialoga con il regista Roberto Sciarrone, UnitelmaSapienza.
Oggi i contenuti ci arrivano addosso senza sosta, e li consumiamo sempre più in fretta. Proprio per questo educare lo sguardo è diventato una competenza a tutti gli effetti. Significa non fermarsi alla superficie, tenere distinto ciò che un racconto dice da come è costruito, riconoscere le intenzioni di chi lo firma, formarsi un giudizio proprio. In fondo, decostruire un’opera è questo: allenarsi a stare dentro la complessità invece di aggirarla. Ringrazio il regista Mimmo Calopresti e la Fondazione Magna Grecia per l’opportunità. Così il Rettore Bruno Botta.
Da dove guarda la macchina da presa? Come viene distribuito il tempo del racconto? E soprattutto: che cosa resta fuori dall’inquadratura? Sono domande che valgono per il rapporto tra la parola e l’immagine come per quello tra una musica e il silenzio che la segue, o tra un testo antico e la sua riscrittura sullo schermo. Quali interrogativi del nostro presente si sono depositati dentro un racconto che arriva dal passato?
Vedere un film non vuol dire soltanto seguire una storia. Dietro ogni scena lavorano insieme le immagini e le parole, i suoni e le pause, il modo in cui le inquadrature sono montate, il gesto di un attore, un richiamo che arriva da altre opere. Da questo intreccio nasce un senso che quasi mai si coglie per intero alla prima visione. Decostruire un film significa entrare in questo meccanismo. Vuol dire prendere gli elementi che lo compongono, capire a che cosa servono, osservare come si parlano tra loro. Non è un modo per sminuire l’opera: semmai è il contrario. Rifacendo a ritroso il percorso del regista si capisce dove ha voluto portare il nostro sguardo, quali emozioni ha cercato, quali interpretazioni ha lasciato aperte — come, cioè, ha trasformato una vicenda in un’esperienza. Afferma Mimmo Calopresti.
L’Odissea di Nolan come laboratorio di lettura
Il seminario di Mimmo Calopresti accompagnerà gli studenti dentro questa officina, portando il punto di vista concreto di chi i film li fa davvero. Dalla sua esperienza si capisce come nasce una scelta di regia, come si tiene insieme una sequenza, perché ogni dettaglio finisce per pesare sul significato dell’insieme.
L’Odissea che Christopher Nolan ha appena portato al cinema è, per un lavoro di questo tipo. Il regista si misura con uno dei testi che stanno alla radice della cultura occidentale. Riportarla oggi sul grande schermo non è tradurre Omero in fotogrammi. È scegliere che cosa tenere, cambiare l’ordine del racconto, ridisegnare i personaggi, dare un senso nuovo al viaggio di Ulisse e farlo incontrare con la sensibilità di chi vive adesso.
L’Odissea e la missione della Fondazione Magna Grecia
La scelta dell’Odissea non è casuale: tocca da vicino la ragione stessa per cui esiste la Fondazione Magna Grecia. Il poema omerico nasce dallo stesso mondo che diede vita alla civiltà magnogreca, un mondo in cui il Mediterraneo era spazio di viaggio e di conoscenza, luogo di incontri e di trasformazioni. Anche la Magna Grecia è nata così: attraversando il mare, mescolando comunità, esperienze e culture diverse. È un’eredità che non è rimasta indietro nel tempo. Continua a vivere nel modo in cui pensiamo, nelle arti, nei territori, in ciò che oggi chiamiamo identità europea e mediterranea. Afferma Nino Foti, Presidente della Fondazione Magna Grecia.
Ingresso libero fino a esaurimento posti
Mimmo Calopresti. Regista, sceneggiatore, documentarista e attore, Mimmo Calopresti è tra le voci più riconosciute del cinema italiano di oggi. Nato a Polistena, in Calabria, ha cominciato dal documentario, con un’attenzione costante ai temi sociali, alla memoria collettiva e ai cambiamenti del Paese. Il suo esordio nel lungometraggio, La seconda volta, è arrivato in concorso al Festival di Cannes. Sono seguiti, tra gli altri, La parola amore esiste, Preferisco il rumore del mare, L’abbuffata e Aspromonte – La terra degli ultimi. Al cinema di finzione ha affiancato documentari di forte impegno civile: Volevo solo vivere, La fabbrica dei tedeschi, Gianni Versace – L’imperatore dei sogni e Cutro, Calabria, Italia. Ha fatto parte delle giurie sia del Festival di Cannes sia della Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia. Il suo è un cinema essenziale, molto attento alla dimensione umana, che torna spesso sulla memoria e sull’identità, sui conflitti delle persone e sul loro rapporto con la storia.
