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UnitelmaSapienza contro la violenza di genere – Presentazione Report Disuguaglianze di genere

La School of Gender Economics dell’Università degli Studi di Roma UnitelmaSapienza ha prodotto un’indagine nazionale che raccoglie e analizza dati originali sul rapporto tra lavoro di cura, tempo, benessere e partecipazione economica delle donne.

Il lavoro di ricerca è stato guidato da Azzurra Rinaldi, Direttrice della School of Gender Economics, in collaborazione con Claudia Pitteo e con il Dawid Dawidowicz dell’università polacca West Pomeranian.

Se ne parlerà lunedì primo dicembre, alle ore 10:30, presso la Sala Conferenze di UnitelmaSapienza e in streaming sul canale YouTube di Ateneo, nell’ambito dell’incontro di presentazione del report “Disuguaglianze di genere, educazione economico-finanziaria e violenza economica”.

Portano i saluti istituzionali il Magnifico Rettore di UnitelmaSapienza Bruno Botta, il Direttore Generale di UnitelmaSapienza Mauro Giustozzi, il Direttore del Dipartimento di Diritto e Società Digitale Mario CartaPresentano il report Azzurra Rinaldi, Direttrice School of Gender Economics, Claudia Pitteo, Gruppo di ricerca UnitelmaSapienza ed Enrica Di Battista, Giornalista ANSA.

Il Report “Determinanti strutturali e meccanismi di riproduzione delle disuguaglianze di genere” non si limita a sintetizzare studi esistenti: produce nuove evidenze empiriche, costruite su un campione di 2.456 partecipanti, che fotografano con precisione l’impatto quotidiano della cura non retribuita sulle vite professionali femminili. L’indagine mostra un elemento chiave: la disponibilità di tempo personale non è solo un fatto privato, ma un vero e proprio indicatore economico. Nella fascia d’età tra i 26 e i 35 anni, l’83% delle partecipanti dichiara di sentirsi frequentemente stanca, mentre tra i 36 e i 45 anni l’81% afferma di non riuscire a dedicare nemmeno un’ora al giorno a se stessa. Questo dato, raccolto direttamente attraverso il questionario, rappresenta un’evidenza nuova: la fase in cui si costruisce la carriera coincide con una drastica erosione del tempo personale, con effetti misurabili sul benessere e sulla possibilità di avanzamento professionaleCosì Azzurra Rinaldi.

Che ribadisce come Un altro risultato originale riguarda la distribuzione effettiva del lavoro domestico. Il 53% delle donne intervistate dichiara di occuparsene completamente da sola, mentre quasi il 30% riferisce un coinvolgimento solo parziale del partner. Questi dati non provengono da fonti secondarie, ma emergono dall’indagine stessa e mostrano che la divisione del lavoro familiare rimane profondamente squilibrata, nonostante il crescente tasso di occupazione femminile. La cura non risulta condivisa, ma squilibrata: un’informazione che ribalta la narrazione secondo cui il cambiamento culturale sarebbe già compiuto.

L’indagine introduce anche una nuova evidenza rispetto all’accesso alla flessibilità lavorativa. Pur essendo spesso presentato come strumento a supporto della conciliazione, lo smart working risulta più diffuso tra le donne tra i 46 e i 60 anni, che hanno una probabilità del 57% di lavorare con modalità flessibili. Al contrario, le donne più giovani, tra i 26 e i 35 anni, per il 70% del totale, non ha possibilità di potervi accedere. Questo risultato, inedito nella letteratura italiana, suggerisce che la flessibilità è oggi più disponibile quando la pressione familiare si è ridotta e meno accessibile quando la necessità è più alta.

Anche sul piano emotivo, il Report porta alla luce un dato nuovo: il 70% delle partecipanti descrive effetti psicologici rilevanti, come stanchezza cronica e difficoltà a recuperare energia, legati alla combinazione tra carico di cura non condiviso, mancanza di tempo personale e pressione costante nella gestione simultanea di lavoro e responsabilità familiariNon si tratta di una percezione episodica, ma di una condizione sistematica che incide sulla salute e sul rendimento lavorativo. Il dato evidenzia un legame diretto tra carico di cura, benessere e produttività, un nesso raramente indagato con questa profondità nella ricerca nazionale. Questi risultati originali si affiancano alle evidenze internazionali, come le stime dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro che indicano 708 milioni di donne escluse dal mercato del lavoro per responsabilità di cura.

Il Report completo è disponibile su richiesta per approfondimenti, interviste e analisi dedicate.