Presentato ieri a UnitelmaSapienza il saggio “A partire da Marzabotto. Fare politiche della memoria tra impegno civile e istituzioni”, scritto da Andrea De Maria e curato da Eloisa Betti (Edizioni Pendragon), un dibattito sul valore delle politiche della memoria tra impegno civile e istituzioni.
Il volume offre una profonda riflessione sulla necessità e sulle modalità di strutturare politiche della memoria efficaci, capaci di connettere il ricordo storico delle stragi nazifasciste — partendo proprio dal simbolo drammatico di Marzabotto — con l’impegno civico contemporaneo e l’azione delle istituzioni democratiche.
I lavori si sono aperti con i saluti istituzionali del prof. Bruno Botta, Magnifico Rettore dell’Università degli Studi di Roma UnitelmaSapienza. Sono intervenuti: Andrea De Maria, Autore del saggio, Antonio Derinaldis, Portavoce Nazionale Rete Associativa ADA, Claudio Mancini, Deputato della Repubblica italiana, Giulia Vassallo, ricercatrice in Storia contemporanea presso Unitelma Sapienza e Monica Coggi, giornalista Mediaset. L’incontro è stato moderato da Roberto Sciarrone, Università degli Studi di Roma UnitelmaSapienza.
Nel racconto di De Maria si possono cogliere delle linee di continuità che legano insieme una stagione lunga, come lungo è l’itinerario politico descritto nell’intervista. Queste linee di continuità si rilevano attraverso la lettura dei processi e vengono intercettate sul filo della memoria. Ed è la stessa memoria, o meglio lo sforzo di costruzione e di preservazione della memoria che consente di individuare questa continuità. Gli esempi sono molti. Tra questi, il principale è sicuramente rappresentato dal nesso fascismo/neofascismo. Più precisamente, la valorizzazione della memoria dell’eccidio di Marzabotto – con l’indicazione precisa delle responsabilità – e, più in generale, la condanna della violenza nazifascista si lega al richiamo puntuale, urgente e necessario all’antifascismo nella stagione dell’eversione di estrema destra, negli anni Sessanta/Settanta, quelli della strategia della tensione e del terrorismo, e torna forte, quello stesso richiamo e quella stessa memoria, nel contrasto attualissimo alle organizzazioni di stampo neofascista. Tutto questo non soltanto esibisce la persistenza e il radicamento di quella cultura nella vicenda di De Maria, che peraltro si riflette concretamente nelle iniziative che portò avanti come parlamentare, nel suo impegno per la giustizia e soprattutto per la verità giudiziaria sulle stragi neofasciste, in particolare quella del 2 giugno 1980. Ma soprattutto lascia trasparire l’esistenza – parafrasando De Maria – di un “filo rosso nella storia del Paese” che si tende dall’esperienza della “Repubblica sociale italiana”, permane, sia pure in forma meno marcata, negli anni Cinquanta e primi anni Sessanta, torna con più consistenza nell’eversione nera degli anni Sessanta e Settanta e riacquista consistenza nei movimenti razzisti e xenofobi di estrema destra distribuiti variamente nell’Europa attuale.
