{"id":2854,"date":"2021-10-21T12:43:39","date_gmt":"2021-10-21T10:43:39","guid":{"rendered":"https:\/\/sustain.unitelmasapienza.it\/?p=2854"},"modified":"2021-10-21T12:43:39","modified_gmt":"2021-10-21T10:43:39","slug":"fast-fashion","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.unitelmasapienza.it\/sustain\/fast-fashion\/","title":{"rendered":"Fast fashion: Sostenibilit\u00e0 e Inquinamento dell\u2019industria della moda"},"content":{"rendered":"<p>Dopo aver parlato del <span style=\"color: #0000ff;\"><a style=\"color: #0000ff;\" href=\"https:\/\/sustain.unitelmasapienza.it\/greenwashing-trasparenza-aziendale-e-green-consumption-pledge\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Green Consumption Pledge<\/a><\/span>, affrontiamo oggi la questione del fast fashion e della sostenibilit\u00e0 nell\u2019industria della moda.<\/p>\n<p>Dalla sua istituzione, il Green Consumption Pledge ha visto l\u2019adesione di undici aziende pronte a fare da apripista sulle questioni legate alla sostenibilit\u00e0. Tra le societ\u00e0 aderenti, ben due hanno a che fare con l\u2019abbigliamento: H&amp;M e Decathlon.<\/p>\n<p>Quella dell\u2019abbigliamento \u00e8 una delle industrie con il maggiore impatto sul pianeta, sia in termini di carbon Footprint che di produzione di scarti destinati alla discarica o all\u2019inceneritore. Sono le caratteristiche stesse di questa industria, cos\u00ec come \u00e8 pensata oggi, a renderla tanto problematica.<\/p>\n<h2>Fast Fashion e inquinamento, una corrispondenza diretta<\/h2>\n<p>La proliferazione del fast fashion ha avuto un impatto ambientale senza precedenti. Con il raddoppio della produzione negli ultimi 20 anni a fronte di un aumento della popolazione di solo il 28%, l\u2019industria della moda va evidentemente ripensata in ottica circolare e sostenibile. Basti pensare che, rispetto al 2000, nel 2014 si sono acquistati a livello globale il 60% di abiti in pi\u00f9 e che la durata della vita degli abiti si \u00e8 dimezzata. D\u2019altro canto le aziende della moda, che nel 2000 offrivano due collezioni l\u2019anno, nel 2011 ne offrivano ben cinque, con picchi di ventiquattro l\u2019anno per un\u2019azienda come Zara e dodici per H&amp;M.<\/p>\n<p>L\u2019aumento della produzione, possibile grazie alle pratiche di outsourcing, mira a rendere disponibile nel corso dell\u2019anno una buona variet\u00e0 di taglie e modelli per far fronte alla richiesta. In questo modo, a fine stagione, restano sugli scaffali grandi quantit\u00e0 di invenduto che vanno smaltite con ingente danno ambientale e spreco di risorse. Si stima che ogni anno ben l\u201985% dei tessili prodotti finisca in discarica.<\/p>\n<p>A fronte di questi dati \u00e8 evidente come il Fast Fashion sia responsabile di ben il 10% delle emissioni serra sul pianeta, per non contare lo sfruttamento e l\u2019inquinamento delle acque, altro grande problema spesso sottostimato. Si stima che il 20% dell\u2019inquinamento delle acque derivi dai processi di tintura e lavorazione dei tessuti.<\/p>\n<p>A questo riguardo \u00e8 Illuminante il report 2020 <span style=\"color: #0000ff;\"><a style=\"color: #0000ff;\" href=\"https:\/\/6fefcbb86e61af1b2fc4-c70d8ead6ced550b4d987d7c03fcdd1d.ssl.cf3.rackcdn.com\/cms\/reports\/documents\/000\/005\/367\/original\/CDP_Water_Apparel_Report_September_2020.pdf?1602059378\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><em>Interwoven Risks, Untapped Opportunities<\/em><\/a><\/span> di <span style=\"color: #0000ff;\"><a style=\"color: #0000ff;\" href=\"https:\/\/www.cdp.net\/en\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">CDP <\/a><\/span>sull\u2019inquinamento delle acque legato all\u2019industria della moda dal quale si evince che oggi manca ancora la consapevolezza dei rischi ambientali legati a questi processi industriali.<\/p>\n<h2>Fibre naturali e sintetiche. Inquinano allo stesso modo?<\/h2>\n<p>Che si tratti di produzione di tessuti naturali o di tessuti in fibre sintetiche, l\u2019impatto ambientale \u00e8 decisamente alto.<\/p>\n<p>La coltivazione di cotone, infatti, \u00e8 responsabile dell\u2019utilizzo del 16% di tutti i pesticidi usati in agricoltura a livello globale. Per non parlare dell\u2019acqua che richiede il ciclo di vita di un capo in cotone dalla pianta al negozio. Secondo il <span style=\"color: #0000ff;\"><a style=\"color: #0000ff;\" href=\"https:\/\/waterfootprint.org\/media\/downloads\/Report47-WaterFootprintCrops-Vol1.pdf\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Water Footprint report<\/a><\/span>, infatti, il cotone \u00e8, tra le fibre tessili, quella che consuma pi\u00f9 acqua.<\/p>\n<p>Per quanto riguarda i capi sintetici, occorre distinguere tra semi sintetici e sintetici.<\/p>\n<p>Le fibre semi sintetiche sono quelle che derivano da fibre naturali trattate con processi chimici, come il rayon o la viscosa. L\u2019utilizzo nel processo di trasformazione di sostanze chimiche dannose come l\u2019acido solforico, e il grande processo di disboscamento legato alla loro produzione, le rendono molto impattanti sull\u2019ambiente.<\/p>\n<p>Le fibre sintetiche come il nylon e il poliestere, d\u2019altro canto, sono derivate dal petrolio e hanno un altissimo impatto ambientale dall\u2019estrazione del greggio fino allo smaltimento dei capi a fine vita. I costi energetici, lo sfruttamento dell\u2019acqua, e le problematiche legate allo smaltimento sono solo la parte visibile dell\u2019inquinamento prodotto da questo tipo di fibre. Il lavaggio dei tessuti sintetici \u00e8 infatti la maggiore causa di inquinamento da microplastiche che si stima costituisca il 31% dell\u2019inquinamento da plastica degli oceani.<\/p>\n<h2>Riuso riciclo e riduzione della produzione<\/h2>\n<p>Da quanto appena detto si evince che l\u2019impatto ambientale dell\u2019industria della moda, in particolare di quella del fast fashion, sia estremamente grande, e questo a prescindere dal tipo di fibre utilizzate. Danni di diverso tipo derivano dai differenti tessuti ma il problema maggiore viene sicuramente dalla sovraproduzione con i conseguenti costi economici ed ambientali per lo smaltimento.<\/p>\n<p>Una industria che produce ben pi\u00f9 del necessario in un\u2019ottica ormai usa e getta e che fa affidamento sullo smaltimento a fine vita non \u00e8 e non pu\u00f2 essere ritenuta sostenibile.<\/p>\n<p>Le azioni da intraprendere per cambiare questa situazione sono molte, a partire da nuove strategie mirate ad una riduzione della produzione e incentrate sull\u2019intelligenza artificiale e su modelli predittivi delle richieste. Ridurre la produzione senza creare carenze di stock, giungendo ad una produzione pi\u00f9 consapevole e attenta, potrebbe diminuire alla base l\u2019impatto ambientale.<\/p>\n<p>Per quanto riguarda il discorso del fine vita dei capi di abbigliamento, la questione \u00e8 complessa e merita di essere trattata adeguatamente.<\/p>\n<p>Incidere sulle abitudini dei consumatori e sulla loro ottica usa e getta prolungando il tempo di vita degli abiti \u00e8 sicuramente una via da intraprendere. Occorre anche agire incrementando pratiche virtuose di riuso e riciclo.<\/p>\n<p>Un Paper recentemente pubblicato dal professor <span style=\"color: #0000ff;\"><a style=\"color: #0000ff;\" href=\"https:\/\/sustain.unitelmasapienza.it\/direzione\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Piergiuseppe Morone<\/a><\/span> in collaborazione con la dott.ssa \u00a0G\u00fcl\u015fah Y\u0131lan e \u00a0la dott.ssa Ana Gabriela Encino-Mu\u00f1oz della universit\u00e0 nazionale di Citt\u00e0 del Messico indaga le problematiche legate all\u2019industria tessile.<\/p>\n<p>Affrontando nello specifico la pratica del \u201cGlobal North\u201d di esportare abiti usati nel resto del mondo,\u00a0 il paper \u201c<strong>Transition to a Circular, Sustainable, and Equitable Fashion Industry in a Global North\/South Perspective\u201d, <\/strong>nella rivista <span style=\"color: #0000ff;\"><a style=\"color: #0000ff;\" href=\"http:\/\/www.africaemediterraneo.it\/it\/numeri-rivista\/tutela-ambientale-rifiuti-economia-circolare-africa\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><span style=\"color: #0000ff;\">Africa e Mediterraneo<\/span><\/a><\/span><strong>, <\/strong>offre una visione alternativa alla narrativa vigente che vede nelle esportazioni di abiti usati una pratica virtuosa di riuso. L\u2019analisi fatta dagli autori si incentra sul concetto di pollution shifting: con la pratica di esportare gli abiti di seconda mano il Global North esporta anche la problematica legata allo smaltimento e il conseguente inquinamento. Un sistema a tutto vantaggio delle economie dominanti mascherato da pratica virtuosa che va rivisto in favore di un sistema pi\u00f9 equo.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Dopo aver parlato del Green Consumption Pledge, affrontiamo oggi la questione del fast fashion e della sostenibilit\u00e0 nell\u2019industria della moda. Dalla sua istituzione, il Green Consumption Pledge ha visto l\u2019adesione di undici aziende pronte a fare da apripista sulle questioni legate alla sostenibilit\u00e0. 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