In memoria di Michele Orefice

18 Maggio 2020
Il Rettore - Antonello Folco Biagini
Michele Orefice

Domenica 17 Maggio 2020 è mancato il dr. Michele Orefice, già Direttore Generale di Unitelma Sapienza dal 2010 al 2015, al termine di una vita spesa con intensità e dedizione al servizio dell’Università Italiana.

Michele Orefice lascia in Unitelma un grande e affettuoso ricordo nella governance dell’Ateneo, così come in tutto il personale docente e amministrativo con cui ha avuto modo di collaborare a lungo, con solerzia e competenza.

Ha contribuito in modo sostanziale allo sviluppo di Unitelma Sapienza, guidandola con stile e fermezza.

La nostra comunità accademica vuole dedicargli un ricordo e un saluto dal sito istituzionale affinché rimanga memoria delle qualità umane e professionali di chi ha dedicato una intera vita all’organizzazione dell’amministrazione universitaria senza la quale non sarebbe possibile la didattica e la ricerca.

Ho avuto occasione di incontrare Michele Orefice partecipando al CdA di Unitelma e dai suoi interventi si percepiva l’esperienza professionale maturata in tanti anni di servizio nelle Università italiane ma per tracciare un profilo dell’uomo e del professionista abbiamo chiesto una testimonianza diretta di tre colleghi e amici che con lui hanno lavorato più da vicino: Cesare Imbriani (Presidente del CdA del Consorzio Telma Sapienza e già Preside della Facoltà di Giurisprudenza di Unitelma Sapienza), Francesco Avallone (già Rettore di Unitelma Sapienza) e Carlo Musto D’Amore (consigliere di amministrazione di Unitelma Sapienza e già Direttore Generale di Sapienza).

Cesare Imbriani

Quando ho incontrato per la prima volta il Direttore Orefice, era per me la seconda volta in cui mi occupavo con una funzione istituzionale - ero preside della allora Facoltà di Giurisprudenza di UniTelma- della nostra Università.

Tutto era molto differente da come circa cinque anni prima avevo lasciato per motivi personali la nostra istituzione, che tra il 2004 ed il 2006 avevo visto nascere, avendo a fianco tra gli altri Luigi Frati, all’epoca Prorettore in Sapienza e presidente del nostro comitato di valutazione.

Il Dottor Orefice, me ne resi immediatamente conto, era un pivot imprescindibile del nuovo corso, operando però con misura e soprattutto nel rispetto degli altri.

Subito compresi che la sua ferrea preparazione regolamentare poteva essere un elemento propedeutico fondamentale per una nuova UniTelma, come la suprema governance di Sapienza auspicava.

Quello che con fatica si riuscì a realizzare si deve in maniera significativa alle attitudini etiche e professionali di Orefice. Ad esempio la decisione del Senato accademico, che all’epoca aveva come segretario il valido dr Meloni, di avviare un dialogo con la Facoltà di Giurisprudenza della Sapienza tramite trasparenti bandi pubblici, non si sarebbe rilevata tanto efficace senza la sua forte capacità di realizzazione.

Anche a cagione di tali cambiamenti, uniti ad altri egualmente importanti sul fronte finanziario, l’allora Rettore Frati si convinse definitivamente sull’opportunità di concedere ad UniTelma la denominazione Unitelma Sapienza.

Sullo sfondo, in un ruolo attivo e riservato il Direttore Orefice, il quale come gli piaceva ricordare aveva nell’ambito delle sue competenze amministrative riorientato alcune operatività che non lo convincevano, restava sicuro riferimento per qualsiasi Best Practice fosse proposta.

Insomma, un Grand Commis che ricordo con commozione e con affetto, sempre intelligente disponibile e perspicace, come l’ultima volta che a mia richiesta lo ho incontrato per alcuni suoi illuminanti consigli.

Grazie Direttore Orefice, grazie Amico

Francesco Avallone

È con commozione che ricordo Michele Orefice, che è stato il Direttore generale di Unitelma Sapienza in buona parte del periodo nel quale ho svolto il ruolo di rettore.

I colleghi – docenti e personale tecnico amministrativo – esprimevano sempre apprezzamento per la sua disponibilità e accoglienza; per la trasparenza del suo operato; per la comunicazione mai ambigua, arricchita da una verve napoletana spiritosa e schietta.

Michele Orefice aveva conquistato una posizione centrale nell’università: fermo nel rispetto delle regole ma flessibile nel trovare soluzioni; attento analizzatore del contesto universitario nazionale e sempre pronto ad individuare azioni di sviluppo dell’ateneo; pronto a sostenere, ad usare quella umana comprensione ed empatia che differenzia un leader da un semplice capo.

Come membro del Senato accademico, è stato saggio e discreto e, come Direttore, ha operato con equilibrio verso i docenti; con equità verso i dipendenti; con rispetto e sostegno verso gli studenti e gli altri interlocutori.

Ci siamo sentiti nel mese scorso per le festività pasquali. In quella occasione, mi è venuto spontaneo rinnovargli i miei sentimenti di stima e di apprezzamento, considerandolo un prezioso collaboratore, un professionista infaticabile, competente, laborioso e leale.

Carlo Musto d’Amore

Esprimere in poche righe chi fosse Michele Orefice e il rapporto umano e professionale che ci ha legato per oltre 25 anni di vita lavorativa universitaria, è praticamente impossibile.

Abbiamo vissuto le prime esperienze di lavoro entrambi a Napoli in due università diverse: Michele alla Federico II, una delle più antiche, grandi e prestigiose università italiane, io all’Orientale, piccola ma la più antica Scuola di sinologia ed orientalistica del continente europeo; praticamente a poche centinaia di metri di distanza.

Michele, apparteneva, dalla prima ora, alla gloriosa scuola napoletana di direttori amministrativi: quella di Iorio, di Capunzo e, poi, in particolare di Tommaso Pelosi.

Con Pelosi collabora a tempo pieno: in effetti ne è il suo braccio destro.

Grande esperto in materia di legislazione di edilizia universitaria, in pochi anni, sotto la direzione di Pelosi, contribuisce all’ampliamento della Federico Il: la sede di Monte Sant’Angelo ne è uno degli esempi più significativi.

La sua esperienza nel campo fa sì che il Ministero si avvalga della sua competenza in varie commissioni di studio.

Competenza ampia che spazia dall’edilizia, alla contrattualistica, alla sicurezza sul lavoro, sempre corroborata da una profonda conoscenza del diritto amministrativo: la sua disciplina preferita declinata come un diritto positivo non di applicazione meramente formale (non un’applicazione) della norma fine a se stessa ma sempre e comunque funzionale a concretizzare l’obiettivo.

Un intelligente coniugare la forma alla sostanza.

Vinciamo lo stesso concorso nazionale di primo dirigente nelle università, nella medesima tornata concorsuale del 1989; lui mantiene la sede presso la Federico ll, io la richiedo e l’ottengo.

Diventiamo colleghi, azzerando anche quella distanza fisica di poche centinaia di metri.

Sono anni fecondi e positivi di contaminazione di idee e di sensibilità; il direttore Pelosi ama confrontarsi con i suoi dirigenti (non molti a dire il vero) attraverso frequenti riunioni.

I colleghi oltre Michele e me sono il compianto Osvaldo Ricciardi (poi direttore amministrativo all’università di Salerno), Enrico De Simone (poi direttore amministrativo alla Parthenope), Giancarlo De Luca (poi direttore del Polo universitario delle scienze e delle tecnologie), Maria Luigia Liguori (poi direttore amministrativo della stessa Federico II) e Pino Giunto (poi direttore amministrativo dell’Orientale).

È un confronto continuo del fare, ognuno con le conoscenze acquisite nel proprio campo, con un solo grande desiderio: lavorare per fare ancora più grande una grande università. E tale sarà in poco tempo.

Sono gli anni in cui Michele si impegna anche per il Codau (Convegno permanente dei dirigenti universitari).

Sono storici i suoi interventi: la voce stentorea, la grande padronanza del tema trattato, la rottura degli schemi, la vis polemica che accompagnava il suo argomentare: diretto, immediato, senza fronzoli.

Esprimeva un pensiero critico, libero da condizionamenti, convinto del ruolo e della funzione dirigenziale declinata in autonomia dove la professionalità e assunzione di responsabilità diventano un binomio inscindibile.

Sono anni anche di contrapposizione dialettica: mai astiosa ma solo fedele a idee prospettate con generosità e convinzione.

Michele per questo è spesso visto come un guerriero.

Le nostre strade si sono, nel frattempo, divise; lui è stato prima chiamato a dirigere il Navale e, poi, l ‘università di Firenze, io la Sapienza.

A Firenze è apprezzato per il rigore con cui affronta i problemi e per la capacità di trovarne le soluzioni. .

Il Codau è l’organismo che ci vede sempre uniti negli stessi propositi; i convegni ed i seminari di approfondimento rappresentano l’occasione per incontrarci e rinverdire i vecchi confronti.

Terminata la sua carriera di dirigente pubblico e confidando nelle sue intatte qualità di direttore, gli chiesi la disponibilità a dirigere Unitelma, nel frattempo acquisita dalla Sapienza. Il Rettore Frati accolse la proposta e Michele inizia una nuova avventura con Francesco Avallone, Rettore dì Unitelma: insieme gettano le fondamenta per un’altra università di valore.

Lo spirito di servizio e la filosofia sono sempre gli stessi: lavorare instancabilmente, con passione e competenza, costruendo giorno dopo giorno una organizzazione finalizzata a raggiungere l’obiettivo di un servizio puntuale al raggiungimento degli scopi che la comunità accademica si pone.

Nel frattempo sono intervenute profonde trasformazioni legislative: i direttori amministrativi sono diventati direttori generali: non più solo garanti della legittimità degli atti e della corretta esecuzione della volontà degli organi di governo, ma veri e propri manager con le relative competenze.

Per Michele non è difficile il passaggio: è allenato da sempre a questo ruolo.

Ed ancora una volta il nostro confronto è diretto e immediato.

Motivi familiari lo inducono ad avvicinarsi a casa ed accetta l’incarico di direttore alla Giustino Fortunato: incarico che ancora ricopriva.

Ieri sera si è interrotto improvvisamente il suo percorso terreno.

Mi hanno detto che fino a tarda sera era in videoconferenza con colleghi di tante altre università italiane, a discutere sulle norme dettate dall’emergenza del coronavirus.

Non ho difficoltà ad immaginare che argomentasse e criticasse col solito piglio, ma con spirito costruttivo da esperto amministratore, con acume e rigore, con la solita vis polemica come un guerriero, lavorando instancabilmente con passione e amore.

Non perdo solo un collega di tanti anni di comune sentire, ma soprattutto un amico.

Ti abbraccio, Michele.