Intervento del prof. Antonello Folco Biagini

27 Novembre 2018
Foto di Antonello Folco Biagini e Eugenio Gaudio
Insediamento del nuovo Rettore di Unitelma Sapienza

Magnifico Rettore Gaudio, cari colleghi e personale tecnico-amministrativo, componenti dei consigli di amministrazione dell’università e della Scarl, cari studenti, gentili ospiti, signore e signori, 

Unitelma nasce nei primi anni 2000 e nel 2010 la Sapienza entra nel capitale sociale dell’università e nel 2016, acquisisce la maggioranza assoluta del capitale sociale della Società consortile a responsabilità limitata che possiede l’ateneo.
Questa storia istituzionale deve essere declinata comprendendo quello che è stata e continua ad essere la missione strategica di Unitelma: Assicurare, all’interno della formazione universitaria a distanza, un presidio pubblico, di qualità, trasparente e all’altezza delle sfide che il sistema formativo affronta nei grandi cambiamenti sociali della contemporaneità.

Certamente Unitelma è giuridicamente un’università privata e non può che essere cosi: per motivi normativi, amministrativi e di assetti proprietari. Tuttavia del “buon” pubblico vuole assorbire le logiche, la cultura, gli orientamenti, la missione sociale e costituzionale. E non di un “pubblico” qualunque ma dell’università La Sapienza; il più grande ateneo d’Europa in termini quantitativi ma soprattutto un’università di eccellenza in termini di qualità scientifica e di ricerca, di internazionalizzazione e capacità di attrazione, di capacità di incidere nella società civile con la terza missione, di ricchezza e complessità didattica, di concretizzazione del mandato costituzionale di assicurare ai meritevoli e privi di mezzi gli strumenti di sostegno del diritto allo studio. E’ una realtà confermata dai maggiori ranking internazionali e dai numerosi indicatori istituzionali che hanno visto, sulla base di dati oggettivi, aumentare per la Sapienza la quota premiale di Fondo di Finanziamento Ordinario. Da tutto questo Unitelma trae uno standard di qualità e una modalità di interpretazione della sua missione.

Nell’iniziare a svolgere il mandato che mi è stato conferito dal consiglio d’amministrazione per i prossimi sei anni vorrei evidenziare la natura del rapporto con la Sapienza. Esso non si esaurisce con gli assetti istituzionali ma vive in una contiguità culturale, scientifica, organizzativa, in una sinergia permanente di idee, progetti e pratiche che vuole fare di Unitelma sempre più una risorsa strategica del sistema Sapienza.

La Sapienza ha operato in questi anni un investimento economico, politico e culturale su Unitelma. Grazie a questo investimento, e alla capacità di chi mi ha preceduto, la nostra università è passata da una situazione di forte criticità economica e organizzativa nel momento dell’ingresso di Sapienza a una condizione di stabilità finanziaria, a una crescita dell’offerta formativa, al rinnovamento degli organici di docenti e amministrativi, aumento degli iscritti, a saldi rapporti con la società civile, all’adozione di modalità organizzative, didattiche e amministrative ispirate alle migliori buone pratiche.

Siamo oggi nelle condizioni di poter lavorare serenamente per “ripagare” – ovviamente non in termini economici ma culturali e progettuali – la fiducia che la Sapienza ha posto nel progetto Unitelma e nella sua comunità di lavoro. Gli anni che ci hanno preceduto sono stati, grazie al rettore Avallone e agli amministratori e collaboratori che lo hanno accompagnato, quelli del risanamento e della fondazione di basi solide. Gli anni che seguiranno, ci auguriamo, saranno quelli dell’espansione e della crescita.

Tutti insieme, come “comunità di destino”, possiamo farcela. Per iniziate a crescere dobbiamo avere chiaro cosa vuol dire oggi “Università telematica” e riflettere sulla nostra visione del futuro. Viviamo, va detto, in un’epoca contradditoria. Da un lato la domanda di formazione a distanza cresce nella società. Non solo nel perimetro delle università telematiche ma anche nelle università in presenza e in qualsiasi livello formativo, anche extrauniversitario. Basti pensare alla crescente importanza del fenomeno dei MOOC (Massive open online course): corsi di studi disponibili in rete, e che della rete sfruttano le infinite possibilità tecnologiche e culturali, per un gran numero di fruitori. L’attenzione è alta: basti pensare al recente piano nazionale per l’università digitale, discusso dalla Crui lo scorso giugno. A 14 anni dalla loro istituzione le attuali 11 Università telematiche italiane hanno raggiunto la cifra considerevole di circa 70.000 studenti (4% del totale) con una crescita di circa il 60% negli ultimi 5 anni. Cresce anche l’istituzionalizzazione e la regolazione partecipata delle università telematiche, come è apparso con la costituzione del tavolo tecnico per la redazione del regolamento concernente i criteri e i requisiti per l’accreditamento dei corsi universitari a distanza, a cui il nostro ateneo ha partecipato concorrendo all’elezione del rappresentante dei rettori.

Accanto a queste dinamiche positive si dipana, come dicevo, la contraddizione con un “clima” che vede ancora le telematiche come “figlie di un Dio minore”, come atenei di serie B, come luoghi dove si regalano lauree ed esami, dove dominano precarietà ed opacità. Questa visione decadente e densa di pregiudizi ha trovato, purtroppo, una drammatica concretizzazione nell’art. 50 della bozza della manovra economica che esclude i laureati delle nostre università dalla possibilità di accedere al bonus eccellenze per l’assunzione di laureati brillanti. Va ricordato che i tecnici di Camera e Senato senza entrare nel merito valoriale della norma, ne contestano la ratio che non è motivata da alcuna valutazione qualitativa o da criteri razionali. Si è di serie B solo perché si è telematiche: per ciò che si è e non per ciò che si fa. Non si viene valutati e si viene penalizzati, a prescindere dai risultati che si raggiungono.

In pratica una discriminazione, sia contro le università telematiche e sia, soprattutto, contro i suoi studenti e laureati. Ed è questo il senso del nostro posizionamento: atteso che l’università online crescerà perché è la società ad aumentare la domanda di formazione online, chiediamo di mettere da parte i pregiudizi e confrontarci con le sfide dell’accreditamento, della valutazione, della verifica di qualità.

Va riconosciuto che, se da un lato la società aumenta la domanda di digitale, dall’altro la cultura digitale si presta alla verificabilità, alla valutazione, al confronto dei dati e delle buone pratiche. Digitale vuol dire condivisione, verificabilità, qualità. Unitelma Sapienza non ha paura di percorrere la strada della qualità. Una strada fatta di internazionalizzazione e sguardo verso i Paesi emergenti, di differenziazione dell’offerta formativa senza scendere nella parcellizzazione, di connessione stretta tra didattica e ricerca, di capacità di attrazione di risorse economiche e relazionali col mondo esterno, di valutazione costante – ma non vessatoria e burocratica – della qualità dei ricercatori, dei docenti, del personale amministrativo, di valorizzazione delle persone e dei saperi innovativi.

Robert Merton il decano della sociologia della scienza scriveva – nel 1942 in piena guerra mondiale – che nelle società democratiche il sapere scientifico può esprimersi ai suoi massimi potenziali. Questo perché i sistemi democratici, a differenza delle dittature, promuovono quello che Merton chiama l’ethos della scienza, una serie di norme sociali che permettono alla scienza di svilupparsi liberamente.  

Questo ethos è costituito da alcuni principi guida: l’universalità, che vede la scienza rifiutare valutazioni basate sulle appartenenze etniche o nazionali degli scienziati, il principio di condivisione che porta la scienza a considerare i risultati dell’uno patrimonio non del singolo ma dell’intera comunità, il disinteresse che vede la ricerca scientifica motivata dall’utilità del risultato in sé e non dal suo sfruttamento economico o politico, e infine lo scetticismo che porta gli scienziati a dubitare di tutto e tutti e a non considerare dei dogmi le conoscenze pregresse. Questi principi in un’epoca in cui la democrazia e la scienza sono entrambe sotto attacco – e non è una coincidenza che lo siano insieme – rappresentano la base del nostro lavoro. Un sapere universale, condiviso, disinteressato e sempre critico non solo è trasmissibile con le modalità del digitale, ma col digitale può crescere e creare valore aggiunto, proprio in virtù dell’innovatività e della capacità di essere condiviso e verificato che sono proprie del digitale. Questa è la sfida cui siamo chiamati e per questo chiedo il vostro aiuto, il vostro tempo e la vostra creatività. Vi ringrazio.